13 Mestieri Ormai Scomparsi

Alla vigilia del Primo Maggio..

«8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire» era lo slogan coniato in Australia nel 1855 e condiviso da gran parte del movimento sindacale del primo Novecento, che aprì la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, appunto il Primo maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e affermare la propria autonomia.

Alla “vigilia” di questo giorno, vogliamo rendere omaggio a tutti quei lavoratori che più di un secolo fa si sono battuti per rivendicare non solo i propri diritti ma anche quelli di tutte le generazioni future. Lo vogliamo fare in modo particolare, non raccontando delle pagine di storia ma parlando di altri tipi di cambiamenti.

Il progresso tecnologico ha infatti migliorato le condizioni generali dei lavoratori e mandato definitivamente in pensione alcune professioni. Molti mestieri un tempo diffusi e indispensabili, oggi non avrebbero più ragione di esistere. Abbiamo rispolverato alcune di queste antiche attività dimenticate.

La Cerbottana

Prima della diffusione delle sveglie nelle case, il lavoratori poco mattinieri si lasciavano svegliare dalle “sveglie umane”. questo mestiere, diffuso in Gran Bretagna prima della rivoluzione industriale, prevedeva l’uso di un bastone di bambù con cui bussare alla finestra di chi ne aveva richiesto il servizio. La cerbottana poteva usare anche metodi più fantasiosi per farsi sentire e aveva il compito di non andare via finché la persona non avesse fatto cenno di averla sentita.

Il Raddrizzatore di birilli del bowling

Anche detti “Pin’s Boy”. Erano ragazzi, generalmente minorenni in cerca di paghetta, che avevano il compito di rimettere in piedi i birilli e restituire la palla. Questi ragazzi erano supervisionati da un “Pic Monkey” che controllava che i birilli fossero posizionati correttamente e che il terreno fosse pulito.

Accenditore di lampioni

Nel 19esimo secolo, l’illuminazione a gas divenne il metodo principale utilizzato per rischiare le città di notte. I primi lampioni richiedevano l’intervento di una persona che li accendesse, una professione caduta progressivamente in disuso. In alcune circostanze, gli accenditori di lampioni fungevano da veri e propri guardiani notturni della città. Oggi questo mestiere si conserva soltanto in alcuni luoghi (per esempio in qualche quartiere di Londra) come eredità storica o attrazione turistica

La Centralinista Telefonica


Dai primi tempi della telefonia (fissa) agli anni 60 era diffusissima la professione della centralinista, termine da sempre declinato al femminile visto che era appannaggio soprattutto delle donne. Queste figure erano indispensabili per realizzare chiamate su lunghe distanze, perché mettevano in comunicazione manualmente due interlocutori remoti.

Deratizzatore

Con lo sviluppo demografico concentrato nelle città sovrappopolate il pericolo delle malattie infettive era molto alto, causato dalle cattive condizioni igieniche. I topi erano tra i maggiori portatori di malattie. La figura del derattizzatore, famosa nell’Inghilterra Vittoriana, era dedita alla cattura dei ratti a mani nude, con l’aiuto di trappole o cani appositamente addestrati.

Lettore nelle Fabbriche


Nelle fabbriche in cui si svolgeva un lavoro lungo e ripetitivo venne introdotta la figura del lettore di libri e giornali. Sopra un piedistallo e a voce alta, il lettore aveva il compito di tener alto il morale e l’attenzione dei lavoratori sottoposti a turni pesanti e a mansioni noiose. 
Il lettore spesso era un attore che enfatizzava la lettura di libri e quotidiani. Gli operai partecipavano di tasca propria al compenso del lettore, e potevano avanzare richieste sui brani da ascoltare.

Lattaio


Li abbiamo visti in decine di film americani gli uomini che, porta a porta, consegnavano quotidianamente il latte fresco alle famiglie che, senza il frigorifero, non potevano conservarlo. La pratica si diffuse al punto da prevedere una porticina, simile a quella che si usa per gli animali domestici, da cui il fattorino del latte introduceva la consegna anche in assenza del padrone di casa.

Mondine


La mondina, o mondariso (dal verbo “mondare”, pulire) era una lavoratrice stagionale delle risaie. Il lavoro delle mondine, molto diffuso soprattutto tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, consisteva nello stare piegate per intere giornate con i piedi e le mani immerse nell’acqua a togliere le erbacce infestanti che crescevano nelle risaie e che disturbavano la crescita delle piantine di riso. Si trattava di un lavoro faticoso, effettuato da donne di bassa estrazione sociale, provenienti in genere dall’Emilia-Romagna, dal Veneto e dalla Lombardia, per prestare la propria opera nelle risaie di Vercelli e Novara.

Il Capillò


Il grossista di capelli. Si trattava di un ambulante che comprava trecce e capelli per poi rivenderli ai produttori di parrucche. Una figura che ovviamente approfittava della povera gente pagando con poche monete quanto poi rivendeva a belle cifre materia prima indispensabile. L’unico problema del Capillò era evitare le botte degli uomini che non gradivano che le loro spose o le loro figlie fossero scalpate.

Il Lustrascarpe


Togliere fango e polvere, passare le pomate, spazzolare e lucidare scarpe era un mestiere che tanti ragazzi svolgevano nell’Ottocento – primi del Novecento e che ebbe un forte incremento nel dopoguerra. A capo dei piccoli Sciuscià c’era il vero Lustrascarpe, il più delle volte loro padre, che si posizionava sempre in un posto dove transitava tanta gente, per la concentrazione in un’area limitata di una chiesa, di una piazza o di un mercato, che erano luoghi deputati a raccogliere manifestazioni, riti, feste, ricerca di manodopera occupazionale e vendita di alimenti e generi vari.

Il Magnano

Era un antico mestiere itinerante. Era un saldatore che si stabiliva temporaneamente nelle piazze dei vari paesi, e dopo aver preparato il suo riparo e la sua fucinella portatile alimentata a carbone, attendeva le massaie che gli portassero secchi, padelle e pentole da aggiustare e da stagnare. Nella sua bottega realizzava tantissimi oggetti da casa e da lavoro (caffettiere, imbuti, secchi, ecc.), utilizzando la lamiera di ferro dolce, ma soprattutto il rame, duttile alla piegatura per far assumere all’oggetto la forma voluta. Le giunture si ottenevano sovrapponendo i lembi, per poi perforarli nel contorno e chiodarli con ribattini dello stesso metallo. Infine i bordi venivano riempiti con lo stagno che veniva fuso con l’apposito attrezzo arroventato nella fucina.

Il Resurrezionista

Il riesumatore di cadaveri. In america venivano anche chiamati grave robbers, l’equivalente del nostro tombarolo. In sostanza andavano nei cimiteri, scavavano nelle tombe, recuperavano il defunto e vendevano il corpo a università e centri medici per le loro ricerche scientifiche. Questa categoria di lavoratori lavorava ai limiti della legalità ed era alla ricerca di corpi di proprietà di nessuno. Solo l’Anatomy Act del 1832 giunse a regolamentare questa pratica e questa categoria di lavoratori non potè più “lavorare” alla luce del sole.

Tagliatore di ghiaccio

Prima dell’avvento delle moderne tecniche di refrigerazione, chi praticava questa attività segava grossi blocchi di ghiaccio per rivenderli a quanti li richiedevano per mantenere il cibo al fresco. Data la precarietà del ghiaccio, per questo si utilizzavano contenitori isolanti di zinco.

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